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Come si fa un kokedama

Materiali, substrato, tecnica e cura: tutto quello che devi sapere, spiegato da chi li realizza ogni giorno in atelier.


Come si fa un kokedama - tecnica e materiali KOI KOI Milano

Il kokedama è una pianta senza vaso: le radici crescono all'interno di una sfera di substrato compatto, rivestita di muschio e legata con un filo. Può essere appoggiata su una superficie o appesa con un filo invisibile. La tecnica viene dal Giappone — si è sviluppata intorno al 1600 come evoluzione dell'arte bonsai — e non richiede attrezzature particolari, ma richiede attenzione ai materiali e alla composizione del substrato.

Ogni kokedama che realizziamo in atelier parte da una ricetta di substrato calibrata sulla pianta: le tropicali hanno esigenze diverse dalle succulente, le epifite diverse ancora. Non esiste un mix universale che funzioni per tutto. Quello che descriviamo qui è il percorso base per le piante da interno più comuni.


I materiali per fare un kokedama

Per un kokedama da interno di dimensione standard servono:

  • Terriccio universale bilanciato — la base del substrato
  • Keto (torba argillosa giapponese) — dà compattezza e forma alla sfera
  • Akadama — argilla vulcanica granulosa, trattiene umidità e favorisce il drenaggio
  • Humus — nutrimento organico
  • Carbone vegetale — contrasta muffe e batteri nel substrato
  • Perlite — migliora il drenaggio e l'aerazione delle radici
  • Sfagno secco — rivestimento esterno
  • Filo — opaco, ton sur ton, per legare e dare forma
  • Una pianta giovane con radici compatte

Il keto è il componente che dà struttura: senza di esso la sfera non tiene la forma. L'akadama è importata dal Giappone e la trovi nei negozi specializzati in bonsai o botanica. Se non la trovi, puoi usare pomice fine come alternativa parziale, ma il risultato sarà meno preciso.


Come si prepara il substrato

Mescola terriccio, keto, akadama, humus, carbone e perlite in una ciotola. Aggiungi acqua poco alla volta e impasta con le mani fino a ottenere una consistenza simile all'argilla umida: malleabile, compatta, che mantiene la forma senza sfaldarsi. Troppo asciutta si spezza, troppo bagnata non tiene la sfera.

Forma una palla di dimensioni leggermente superiori al pane di radici della pianta. Aprila a metà, inserisci le radici pulite al centro, richiudi e modella la sfera comprimendola bene con le mani.


Come si rivestono e si fissano sfagno e filo

Bagna lo sfagno secco e strizzalo bene, poi distribuiscilo in uno strato uniforme su tutta la superficie della sfera, premendolo leggermente per farlo aderire al substrato. Lo sfagno trattiene umidità e protegge le radici, oltre a dare alla sfera il suo aspetto naturale.

Fissa il rivestimento avvolgendo il filo a incroci regolari attorno alla sfera, in più direzioni, fino a che lo sfagno non si muove più. Il filo deve essere discreto e tono su tono — KOI KOI non usa più il filo da pesca trasparente, perché con il tempo taglia le fibre e si nota troppo. Se il kokedama sarà sospeso, lascia un'asola di filo più lunga nella parte superiore prima di chiudere il nodo finale.


La prima bagnatura e i primi giorni

Appena terminato, immergi il kokedama in acqua fino a quando non smette di fare bolle, poi lascialo scolare bene prima di posizionarlo. Nelle prime due settimane la pianta sta ancora stabilizzando le radici nel nuovo substrato: evita spostamenti frequenti, sbalzi di luce e correnti d'aria dirette. Una sfera troppo leggera e asciutta al tatto è il segnale che è il momento di bagnare di nuovo.

Se preferisci imparare la tecnica dal vivo, in atelier organizziamo workshop kokedama con materiali e piante incluse. Per informazioni e prenotazioni scrivi a info@koikoi.it.


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